La Terza Missione universitaria al centro del 28° Convegno Nazionale R.A.U.

Il Coordinamento Nazionale dei Responsabili Amministrativi delle Università (RAU), in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università del Salento, ha scelto di dedicare al tema della Terza Missione universitaria il XXVIII Convegno Nazionale che si è svolto a Lecce nei giorni 20-22 settembre 2017 (i video dei lavori del convegno sono disponibili al sito http://xxviiiconvegnonazionale.altervista.org).
La crisi che attanaglia l’Italia è l’effetto perverso di anni di disinvestimento nella cultura e nel sapere. Essa rende definitiva la consapevolezza che solo dalla conoscenza si può ripartire per costruire un Paese migliore. Le Università – quali luoghi naturali di ricerca e, dunque, di conoscenza – possono e devono ambire a farsi ingranaggi fondamentali dei nuovi processi di creazione di valore, umano ed economico, sí da essere parti promotrici di uno nuovo paradigma di sviluppo sostenibile e inclusivo. Se questo è vero, allora ripartire dall’Università significa ripartire dalla Comunità accademica e dai suoi dipendenti. A cominciare dai componenti della macchina amministrativa, i quali sono chiamati a conoscere gli strumenti normativi che possono veicolare l’azione dei rispettivi Atenei protesa all’innovazione della realtà sociale.
Il lemma “Terza Missione” sintetizza l’alleanza tra l’Università e ciò che sta fuori dalle sue mura: le persone con i loro bisogni, ma anche con le loro aspirazioni, con la creatività e la capacità di dare forma a progetti imprenditoriali che realizzano obiettivi condivisi di benessere sociale. Quanto alle concrete forme attuative della civic university, l’apertura al mondo esterno si traduce nella creazione di sinergie costanti e proficue tra politiche pubbliche, impresa, terzo settore e mondo accademico.
Osservazione immediata e spontanea è che la Terza missione universitaria non è un qualcosa di terzo – per definizione – e di ancillare. In definitiva, essa dovrebbe essere la Missione dell’Università, quella di organizzare didattica e ricerca scientifica in modo da entrare in contatto e in colloquio con i bisogni della persona umana colta nella pienezza dei suoi attributi e delle sue possibilità di sviluppo.
In questa prospettiva, il Convegno annuale dei Responsabili Amministrativi rappresenta un momento straordinario di confronto e di riflessione, che ha coinvolto esponenti del mondo universitario nazionale (Rettori, Direttori generali, Dirigenti e Professori), funzionari di enti pubblici (Ministeri, Regioni, ANAC e ANVUR) e rappresentanti del settore privato (Confindustria Lecce e il mondo delle libere professioni): un parterre de roi di professionisti, scelti per dialogare intorno a un tema assai delicato che tocca tutte le grandi leve della «questione universitaria» italiana. Un’occasione di dialogo e di ispirazione, per costruire insieme le azioni concrete da intraprendere al fine di ripotare gli Atenei italiani al centro del panorama sociale, imprenditoriale e finanziario, dando vita a rinnovate forme di interazione fra ricerca scientifica, società civile e territorio. Un’occasione, soprattutto, per sospendere il ritmo instancabile di quel «metronomo burocratico» che scandisce lo svolgimento della nostra vita professionale, invitandoci ad alzare lo sguardo verso la missione dell’Università, al crocevia tra didattica e ricerca, idee ed esperienze, welfare e mercato.
Dalle intense e appassionate giornate di studio emerge nitido il ruolo polivalente che l’Università può giocare nella costruzione di nuovi modelli di welfare, basati sulla messa in comune delle risorse e su una logica di impiego delle risorse pubbliche, a cominciare da quelle destinate alla ricerca, che mira intenzionalmente alla produzione di un duplice impatto positivo: fuori e dentro il sistema universitario. Tale ruolo, infatti, non è limitato all’analisi dei bisogni, alla consulenza nella elaborazione delle linee generali degli interventi o alle metodologie di valutazione delle politiche sociali. Accanto a queste funzioni – tutte ampiamente «nelle corde» del sistema universitario –, v’è pure che gli strumenti di promozione e sostegno dell’innovazione sociale accrescono in modo significativo le modalità con le quali il sistema universitario può legittimamente aspirare alla valorizzazione dei contributi della ricerca, direttamente o a mezzo delle imprese spin-off a ciò deputate.
L’innovazione sociale postula la creazione di connessioni e intrecci tra valori patrimoniali e valori esistenziali tipicamente racchiusi in differenti tipologie di operazioni economiche: quelle che hanno al centro attività in linea di massima redditizie, come la gestione di beni produttivi – ad esempio nel settore dei beni culturali e ambientali – e quelle con oggetti fisiologicamente «freddi» , come i servizi connessi all’istruzione, alla salute e al reinserimento socio-lavorativo delle persone svantaggiate o escluse. Tutto ciò evidentemente implica competenze, esperienze e funzioni che possono ben essere integrate nelle Università, quale specifica cabina di regia col cómpito di valutare, caso per caso, il modo in cui entrano in gioco i differenti attori del «circuito pubblico-privato-comunità», e definire conseguentemente le regole per rendere efficienti, equi e sostenibili i processi di produzione e consumo di beni e servizi.

2018-05-09T17:28:26+00:00 ottobre 3rd, 2017|