Università e Carcere di Lecce insieme per il reinserimento dei detenuti

Università e Carcere di Lecce insieme per il reinserimento dei detenuti

In occasione del XXVIII Convegno Nazionale dei Responsabili Amministrativi delle Università (RAU) tenuto a Lecce nei giorni 20-22 settembre 2017, è stata presentata la Convenzione stipulata tra la Casa circondariale  NUOVO COMPLESSO di Lecce e l’Università del Salento per attività di lavoro a titolo volontario e gratuito e per attività di tirocinio formativo curriculare dei detenuti. La Convenzione è stata firmata il 28 agosto 2017, previo parere favorevole ed approvazione del Senato accademico (delibera n. 129 del 18 luglio 2017) e del Consiglio di Amministrazione (delibera n. 222 del 01 agosto 2017).
L’azione si inserisce nell’ambito delle iniziative della Terza Missione universitaria attuate dal Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università del Salento.
La Terza Missione offre all’Università la possibilità di sperimentarsi al di fuori dei tradizionali ambiti della ricerca e della didattica, proponendo azioni che contribuiscono allo sviluppo sociale del territorio, in particolare in quei settori in cui i tagli alla spesa pubblica e agli investimenti appaiono intollerabili, in quanto pregiudicano l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà sociale a cui la Costituzione ci chiama.
Perlustrando il terreno del diritto penitenziario in cerca di strumenti di reinserimento socio-lavorativo a beneficio di fasce emarginate, la Comunità scientifica ha puntato l’attenzione sulla possibilità per i detenuti di svolgere lavoro volontario e gratuito all’esterno del carcere, grazie ad un’illuminata recente riforma legislativa.
Il focus del progetto dunque è rappresentato dal lavoro e dalla formazione dei detenuti. La Convenzione prevede la possibilità per due detenuti del Carcere di Lecce di svolgere tre mesi di tirocinio formativo presso la Biblioteca del Dipartimento di Scienze Giuridiche; in caso di esito positivo, l’attività potrà proseguire, per altri tre mesi, in lavoro volontario e gratuito. Ove si tratti di detenuti iscritti ad un corso di laurea dell’Università del Salento, la Convenzione prevede l’attribuzione di CFU in corrispondenza dell’attività di tirocinio formativo e curriculare svolto, secondo le determinazioni dei rispettivi Consigli didattici. In tal modo i detenuti potranno acquisire una qualificata conoscenza dei processi di lavoro all’interno della pubblica amministrazione, spendibile anche a favore dell’utenza della biblioteca interna al carcere. L’esperienza formativa potrà essere impiegata dai beneficiari anche ai fini della loro carriera universitaria. I detenuti interessati saranno selezionati dal gruppo di osservazione composto dal Direttore della Casa circondariale, dall’educatore, dallo psicologo, dall’assistente sociale e da un componente dell’Università invitato a partecipare, come componente esterno, al lavoro di equipe. Gli aspiranti tirocinanti saranno selezionati tra i detenuti di media sicurezza, tenuto conto anche delle loro specifiche attitudini professionali. La misura premiale, di regola prevista nel programma di trattamento del detenuto interessato, è concessa sulla base di una triplice valutazione circa l’affidabilità del condannato, la carenza di idonee attività lavorative all’interno del carcere e le caratteristiche del luogo di lavoro all’esterno dell’istituto.
Si tratta di un’iniziativa inedita sul territorio regionale, che incoraggia la formazione culturale dei detenuti e la loro riqualificazione professionale e, al contempo, rappresenta un’opportunità  di integrazione tra comunità interna ed esterna al carcere.
Il sistema integrato che può nascere da questa collaborazione è sostenibile, sia che lo si guardi dal punto di vista della sicurezza, sia che lo si consideri dal punto di vista economico.
È ormai consolidata l’idea che un effettivo reinserimento socio-lavorativo dei condannati, propiziato da un sistema di esecuzione della pena che offre occasioni per ricostruire in modo responsabile i rapporti con l’esterno, abbassa il rischio di recidiva dopo l’esperienza carceraria, a beneficio della sicurezza collettiva.
La diminuzione della recidiva genera a sua volta un risparmio di spesa pubblica per effetto di una riduzione dei costi di mantenimento in carcere (lo Stato spende circa 125 euro al giorno per ogni detenuto che resta o che ritorna in carcere) e dei costi per interventi di tipo punitivo-repressivo. Le risorse risparmiate possono, a loro volta, essere investite in sicurezza in carcere e fuori dal carcere, in formazione e lavoro, generando crescita, benessere ed integrazione.

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2018-05-09T17:29:13+00:00 marzo 9th, 2018|